L'altro giorno...
...ero in riva al lago a riflettere. Lo faccio ogni tanto, quando riesco a liberarmi dai pensieri. Il giorno prima avevo visto un film, Troy. Non ci sono paragoi, verrebbe da dire, con l'Iliade. Ma tant'è. Le acque del lago erano rotte dal passaggio di un uomo che mi guardava solcandole mentre io guardavo lui. Lui alternava il remo guardandomi fisso, e io guardando lui e poi il molo dove è andato a fracassarsi. Questo capita agli spettatori pagaianti se non tengono la rotta dopo aver rotte l'acque. Dunque, Ilio. Tutto bello, ci mancherebbe. Ma, se mi è concesso, c’è una puttanata nella storia di Troia. La morte di Ettore. Si sa che Omero era attratto ciecamente dal Pelide. Gli fa scannare nemici a orde, lo fa piangere alla pira ch’arde (con il patroclinio del suo imberbe sodale), lo costringe ad essere il Superbo e Forte e Immortale. Il Pie’ Veloce, diciamocelo, è un fissato della sua tempra d’eroe, è un eroiomane che poi, puah, crepa di tallonite, perché il suo dio cre(p)atore ha lasciato ai nemici l’indicatore per la freccia. Ma si può? Epperò ho divagato. Il suddetto eroe malato di primazia – eppoi, oltre a zia, pure mammà con le sue ansie: “Te Ti faranno fuori, figlio mio, se fai il pazzo più a lungo della gamba” - il suddetto, senza attendere l’okey degli Achei, si presenta Pitt in fuori sotto l’altamura d’Ilio a lanciare la sfida all’eroe d’oltroiemanica. Mo’, mi chiedo, che bisogno c’era di richiamare la tenzone generale su ‘sto duello miticida? Perché trucidare questo Ettor giovane e non magari la sorella portasfiga (che potevano buttarla giù dalle mura in pasto al Pelide e fare un film con la colonna dei Pink Floyd “Cassandra Crossing The Wall”)? E invece no. Ettore va versus Achille. E le migliaia di spettatori sugli spalti, nonostante la giornata ventosa, un milione e mezzo di piastre d’incasso, arbitra il signor Priamo del Ponto, seguono a modo loro l’esito dello scontro. C’è Virgilio che sta affacciato al merlo con la faccia da tordo, i capelli tinti all’henneide, e l’aria di chi se ne stracatanafotte assai e che commenta, monocorde, con la sua napoletanità acquisita: “Ah, chill’è ‘o campione ‘ell’Acheie? A chill’ha mandate aggà? Mènnone?” C’è la sposa di Ettore che si è congedata in lacrime dal marito promettendogli che, in caso della di lui sconfitta, non sarà più di nessuno, piuttosto andrà in convento a fare l’Andromaca di Monza. C’è il disperato che prova a chiedere aiuto agli isolani dell’Adriatico (il famoso “Aiuto in exTremitis) e si attacca al telemaco ma il SOS non era stato ancora inventato, e Morse stava alla Fiera dell’est, i denti sulle chiappe del gatto che si mangiò il topo ecc… Ordunque, dalle mura Ettore sortisce un po’ in ambasce, stringe l’asce, flette le cosce, strizza l’occhio a pesce, starnutisce, (“è nervoso, se tiene ‘e ppiscie” - Virgilio), un po’ allibisce quando l’altro esce (la spada), le spalle fansi mosce ma ratto le intostisce, il sole abbrustolisce, l’altro lo aggredisce, lui lo schiva, s’aggobisce, (“E jamm’, agisce!” - Virgilio), allora la fuoriesce (la sua di spada), il sole l’abbrunisce, mira alle ganasce, l’altro irride e si scompisce, para attacca e s’accanisce infino a che - bagasce! - staccansi d’Ettore le fasce, il fianco si scoprisce, l’elmo va sghimbescio, Achille sopraccresce, gli stacca le calosce, la spada entra e esce, la voce affievolisce, Andromaca è in angosce, l’Achei fan debosce, il sangue fuoriesce e “Managgie ‘a spinepesce, j’ha fatt’ ’o culastrisce!” (Virgilio). Ecco, volevo dire proprio questo: è mai possibile che un magnifico eroe come Ettore deve essere massacrato da un Akiller? Efforse lo dico a voce troppo alta perché l’ufficiale pagaiatore, riemerso dai rottami del molo, mi ri-guarda fisso, scuote il capo (mi ritiene un fesso), riprende a pagaiare avanti e indietro, avanti e indietro, instancabile, trascinandosi in scia l’idea della mia imbecillità. Così glielo urlo dietro dalla riva di Castel Gandolfo: “Che il Capitano Nemi ti affondi, bastardo d'uno stacanoista!”