venerdì, 11 gennaio 2008

Trama cinematografica

Il giovane Filomeno è sulla porta della bicocca e non si decide. Si guarda le punte delle scarpacce, scalcia un sassolino, si gratta il naso. Come si fa a dire al vecchio che il vitello che ha tirato fuori ieri oggi è morto? Come gli dico che l'ha praticamente ammazzato lui? Filomeno si guarda alle spalle. Il paesaggio splende dei colori della primavera umbra. Fiori e profumi e verde, perfino l'acqua del vicino lago sembra avere voglia di farsi sentire più viva, con un suo odore. Filomeno fissa davanti a sé la catapecchia del vecchio siculo, trapiantato dal mare in riva al lago umbro. Lui è dentro, sta aspettando il vitello e il vitello è morto. L'ha ammazzato lui perché beve. Filomeno l'ha visto, il giorno prima. Le mani del vecchio tremare nell'utero della vacca come rami secchi sbattuti dal vento. Un parto doloroso. E il vitello morto adesso è in fondo al lago, perché si può dire al vecchio che è scappato, che è stato sbranato da un lupo, ma non che è morto. Ammazzato da un macellaio alcolizzato.
"Cu è? Sei tu, Meno?"
La voce roca del vecchio è leggermente più stridula. E' contento il vecchio, aspetta il vitello.
Filomeno non si decide a entrare e il vecchio da dentro domanda di nuovo: "Cu è? Perché non trasi? Sei tu, Meno?"
Filomeno guarda ancora il lago e scuote la testa. "Sì, sono io..."
"Finalmente! Su, forza! Trasi, Trasi Meno!"

"TRASIMENO"
Nei cinema.

 (e con questa geniale calembourinata di cui sentiva mancanza e carenza
 torno in pista... ;)

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categoria:tramecinematografare
lunedì, 12 novembre 2007

Fantasma d'un Guascone

Causa insorti e non pregressi impegni assillanti ahimè centellino controvoglia ma prodovere mia presenza assente laddove preferirei epifania. v'abbraccio e laddove possibile bacio.

Sgombro tosto, ma tonno presto :)

 

 

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venerdì, 02 novembre 2007

Trama cinematografica

La Uno sgangherata ringhia al semaforo dalle parti di Chioggia. E' seconda nella fila, davanti una di quelle giapponesi tutte uguali. Mario detto el Poareto perché ha perso tutti ipunti della patente giù due volte stringe convulsamente il volante. Al verde, scarterà a sinistra e brucerà la giapponese, alla faccia di tutti i musi gialli che vengono a fare le macchine nel Paese dei Maranelli. E' spiritoso, Mario, e automobilisticamente xenofobo. Solleva e cala il piede sul pedale, a tocchi rapidi, per far cantare il motore. Senti, bastardo d'un italonipponico. Senti la Traviata. E Mario è prontissimo a traviare l'estimatore di cilindri orientali.  Poi scatta il verde e il conducente della giapponese, bojòn, sterza a sinistra insieme a Mario, mette la freccia, rallenta, si prepara a svoltare. Mario è lanciato, non può farci niente, la Uno gli si ammezza sul posteriore giapponese con un gran rumore di fibra accartocciata. Puah, manco il rumore del ferro si sente più, pensa Mario. Caccia un sospiro, guarda il piccolo Giorgino che tace ammutolito al fianco. Guarda che papà ha ragione lui, ch'el fagot è colpa de quel baucco davanti, vorrebbe dirgli. "Uh, che legnada", dice invece. Con un gesto stanco indica al toso il vano portaoggetti. "Ciapa." Il ragazzino lo guarda, non ha capito. "Ciapalo" gli ripete il padre, mentre l'austista della giapponese bussa sul finestrino. Il ragazzino apre il portaoggetti. E' un foglio quello che vuole il papà. "Bravo", gli fa. "Quello. El Cid".

"EL CID"
Nei cinema.

 

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venerdì, 26 ottobre 2007

La spada nella doccia
Paralipomeni della Cinematografia
Taroccando la Settima ad Arte 
(102
)

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mercoledì, 24 ottobre 2007

Selvatico vizio

Woody Allen ci pensò su a lungo 30 anni fa e ne venne fuori un saggio godibilissimo. Sul suolo italico è uno sport che vanta  cultori a frotte, in ogni ramo della cultura. Ma più d'ogni altro fu Lui, che di rami se intendeva, a dare volto eroico e aitante postura a codesto malvezzo. Lui, tutt'altro che scimmiunito, come le malelingue primonovecento colonialista sostenevano guardandolo e dandosi occultamente di gomito (salvo farsela, atterrita, nei pantaloni quando il m(aculo)utandato cacciava l'orrido urlaccio), Lui si erse dalla giungla dell'autoreferenzialismo calpestando a piedi nudi nel parco delle melensaggini i fini dicitori del PUPPO, il Pensiero Unico Proprio Pro Ottusi. Lui che non vedeva l'oralità di parlare, poiché condensava l'energia di un giorno di parole nelle gocciole d'un paio di supervocalizi, Lui aveva scoperto all'alba del secolo breve che era meglio coltivarselo a pelo, codesto malcostume, e che così facendo, sfrondandolo dalle liane del conformismo intellettual-chic-onanista, poteva ottenere prima di tutti quel primate di simpatico a-pel, agognato ma inarrivabile per gli insopportabili guardiani del proprio ombelico dottorale. In una parola (possibilmente urlata come amerebbe Lui),  è Tarzan l'unico che sa come ci si Cita addosso.

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lunedì, 15 ottobre 2007

Cose che capitano

Ho saputo che una non meglio precisata Università ha premiato un sultano dopo il suo nono matrimonio.
Gli hanno conferito la Laurea ad honharem.

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categoria:scriptamanent, robe che poi uno pensa
lunedì, 08 ottobre 2007
L'altro giorno...
...ero in riva al lago a riflettere. Lo faccio ogni tanto, quando riesco a liberarmi dai pensieri. Il giorno prima avevo visto un film, Troy. Non ci sono paragoi, verrebbe da dire, con l'Iliade. Ma tant'è. Le acque del lago erano rotte dal passaggio di un uomo che mi guardava solcandole mentre io guardavo lui. Lui alternava il remo guardandomi fisso, e io guardando lui e poi il molo dove è andato a fracassarsi. Questo capita agli spettatori pagaianti se non tengono la rotta dopo aver rotte l'acque. Dunque, Ilio. Tutto bello, ci mancherebbe. Ma, se mi è concesso, c’è una puttanata nella storia di Troia. La morte di Ettore. Si sa che Omero era attratto ciecamente dal Pelide. Gli fa scannare nemici a orde, lo fa piangere alla pira ch’arde (con il patroclinio del suo imberbe sodale), lo costringe ad essere il Superbo e Forte e Immortale. Il Pie’ Veloce, diciamocelo, è un fissato della sua tempra d’eroe, è un eroiomane che poi, puah, crepa di tallonite, perché il suo dio cre(p)atore ha lasciato ai nemici l’indicatore per la freccia. Ma si può? Epperò ho divagato. Il suddetto eroe malato di primazia – eppoi, oltre a zia, pure mammà con le sue ansie: “Te Ti faranno fuori, figlio mio, se fai il pazzo più a lungo della gamba” - il suddetto, senza attendere l’okey degli Achei, si presenta Pitt in fuori sotto l’altamura d’Ilio a lanciare la sfida all’eroe d’oltroiemanica. Mo’, mi chiedo, che bisogno c’era di richiamare la tenzone generale su ‘sto duello miticida? Perché trucidare questo Ettor giovane e non magari la sorella portasfiga (che potevano buttarla giù dalle mura in pasto al Pelide e fare un film con la colonna dei Pink Floyd “Cassandra Crossing The Wall”)? E invece no. Ettore va versus Achille. E le migliaia di spettatori sugli spalti, nonostante la giornata ventosa, un milione e mezzo di piastre d’incasso, arbitra il signor Priamo del Ponto, seguono a modo loro l’esito dello scontro. C’è Virgilio che sta affacciato al merlo con la faccia da tordo, i capelli tinti all’henneide, e l’aria di chi se ne stracatanafotte assai e che commenta, monocorde, con la sua napoletanità acquisita: “Ah, chill’è ‘o campione ‘ell’Acheie? A chill’ha mandate aggà? Mènnone?” C’è la sposa di Ettore che si è congedata in lacrime dal marito promettendogli che, in caso della di lui sconfitta, non sarà più di nessuno, piuttosto andrà in convento a fare l’Andromaca di Monza. C’è il disperato che prova a chiedere aiuto agli isolani dell’Adriatico (il famoso “Aiuto in exTremitis) e si attacca al telemaco ma il SOS non era stato ancora inventato, e Morse stava alla Fiera dell’est, i denti sulle chiappe del gatto che si mangiò il topo ecc… Ordunque, dalle mura Ettore sortisce un po’ in ambasce, stringe l’asce, flette le cosce, strizza l’occhio a pesce, starnutisce, (“è nervoso, se tiene ‘e ppiscie” - Virgilio), un po’ allibisce quando l’altro esce (la spada), le spalle fansi mosce ma ratto le intostisce, il sole abbrustolisce, l’altro lo aggredisce, lui lo schiva, s’aggobisce, (“E jamm’, agisce!” - Virgilio), allora la fuoriesce (la sua di spada), il sole l’abbrunisce, mira alle ganasce, l’altro irride e si scompisce, para attacca e s’accanisce infino a che­ - bagasce! - staccansi d’Ettore le fasce, il fianco si scoprisce, l’elmo va sghimbescio, Achille sopraccresce, gli stacca le calosce, la spada entra e esce, la voce affievolisce, Andromaca è in angosce, l’Achei fan debosce, il sangue fuoriesce e “Managgie ‘a spinepesce, j’ha fatt’ ’o culastrisce!” (Virgilio). Ecco, volevo dire proprio questo: è mai possibile che un magnifico eroe come Ettore deve essere massacrato da un Akiller? Efforse lo dico a voce troppo alta perché l’ufficiale pagaiatore, riemerso dai rottami del molo, mi ri-guarda fisso, scuote il capo (mi ritiene un fesso), riprende a pagaiare avanti e indietro, avanti e indietro, instancabile, trascinandosi in scia l’idea della mia imbecillità. Così glielo urlo dietro dalla riva di Castel Gandolfo: “Che il Capitano Nemi ti affondi, bastardo d'uno stacanoista!”
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categoria:scriptamanent, calembourinate
lunedì, 01 ottobre 2007

Trama cinematografica

La mamma sta facendo le pulizie domestiche e come tutte le mamme affacendate nell'alienante lavoro di pulire perché qualcuno risporchi perché lei ripulisca e così avanti fino alla fine dei tempi patisce un insopprimibile rodimento interno. Il bamboccetto che le sgambetta imperterrito a lato, che intreccia le sue infantili e imprevedibili traiettorie a turno con il tubo dell'aspirapolvere o con il flacone della varecchina ridendo di gusto ogni volta che ostacolando l'igiene rischia la vita, pur dotato di irresistibili guanciotte e tirabaci biondo riccio, non aiuta il già fragile equilibrio psicoemotivo della suddetta. Al momento, il microguastatore ha divelto il manico dall'alzaimmondizia, sparpagliandone il contenuto nei circostanti otto metri quadri e accostando non visto il tubo all'orecchio della genitrice, che sta coccolando la sua ernia del disco con la schiena piegata a L rovesciata, nell'improbo tentativo di riassettare il letto del moccioso. Nel silenzio della casa rotto dall'ansimare dolente della donna, un belluino barrito le esplode nel timpano. PROOOOT!!! PROOOOT!!! Ih Ih Ah Ah, Gh Gh! E' solo un residuo riflesso dell'istinto di sopravvivenza ad evitare, dapprima, una prematura orfanezza all'inconsapevole criminale treenne - la mamma si aggrappa alla testiera invece di trapanarvicisi la zucca - e poi l'atavico predominio dell'istinto materno sulla giusta voglia di rappresaglia a non strappare dopo soli 36 mesi il minideficiente da questa valle di lacrime - la madre gli tira via dalle mani il tubo invece di cacciarglielo giù in gola. Occhi feroci, sculacciata di rito, irate minacce a promessa di future percosse, quindi la tapina torna a strizzare l'ernia sul letto del folle trombettiere. Il quale si riappropria del tubo con la silenziosa abilità di un Arsenio Lupin, lo riaccosta all'orecchio mammesco con la misurata precisione di un otorino e si riproduce nel belluino assolo di cui sopra con la potenza di un Dizzy Gillespie. La madre salta col balzo di una Fiona May dei tempi andati fino a schiantarsi contro l'armadio di là dal letto. Poi, lentamente, riprende il controllo del cuore, sputa gli acari degli abiti, si volta verso l'incosciente ghignante, lo uccide con gli occhi, gli strappa il tubo e lo spezza a metà su una coscia. Infine si china e con tutta la letalità consentita dal Telefono Azzurro urla in faccia all'amato piezzecore: "NON LO FARE MAI, E DICO MAI, PIU'! MAI PIU'! NON CI URLARE NEL MANICO!"

"NON CIURLARE NEL MANICO"
Nei cinema.
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sabato, 22 settembre 2007

La spada nella doccia
Paralipomeni della Cinematografia
Taroccando la Settima ad Arte 
(101
)

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categoria:la spada nella doccia
mercoledì, 19 settembre 2007

La spada nella doccia
Paralipomeni della Cinematografia
Taroccando la Settima ad Arte 
(100
)

Non ho i titoli per fare ciò che faccio
e l'ho fatto cento volte.
Chiedo perdono, io continuerò.
Il Guascone

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categoria:la spada nella doccia